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/Intervista per il Giornale della libreria - Marzo 2006/
Il fumetto è probabilmente, per i più piccoli, il primo vero strumento di avvicinamento al libro e alla lettura. È proprio un fumetto, nella maggior parte dei casi, il primo libro tenuto in mano da un bambino che spesso lo “legge” senza ancora saper leggere.
Nonostante l’elevato valore educativo che il fumetto detiene le fumetterie italiane non possono ancora considerarsi dei luoghi adatti ai bambini. Se ne riparlerà tra qualche anno, quando i ragazzi che oggi frequentano le fumetterie avranno dei figli cui, con molte probabilità, trasmetteranno la loro passione per i fumetti. Fino a quel giorno i canali di vendita che continueranno a consentire il rapporto tra fumetto e bambino saranno le librerie e soprattutto le edicole.
Ne abbiamo parlato con i responsabili di due importanti fumetterie romane: Alessandro Trombini di Star Shop e Andrea Denofonte di Forbidden Planet.
Il fumetto rappresenta per un bambino uno dei primi approcci alla lettura. Quanto ritiene importante a livello culturale/educativo la presenza di così tante fumetterie a Roma?
Alessandro Trombini: In Italia manca del tutto una cultura della lettura, fuguriamoci quindi che peso può avere il fumetto nel ruolo educativo di un bambino. Per i più piccoli è naturale prendere in mano - come primo libro - un fumetto, anche se non sanno leggere sono attratti dalle figure e dai colori. In seguito a questa prima fase, dovrebbero subentrare la scuola e i genitori stimolandoli a passare a letture più “impegnate”, restando anche nell’ambito dei fumetti e non solo dei libri. Nel nostro paese, al contrario di Francia, Germania e Spagna, si fatica a comprendere che esistono dei veri e propri capolavori a fumetti tranquillamente paragonabili a libri essenziali per la formazione e la crescita individuale.
Andrea Denofonte: L’80 % dei titoli presenti in una fumetteria non è adatto ad un pubblico di lettori di età inferiore ai dieci anni, e anche chi è un po’ più grande - almeno fino a quindici anni - difficilmente troverà fumetti a lui espressamente dedicati. I fumetti specifici per bambini escono in libreria o si trovano in edicola, ma non vengono trattati dalle fumetterie.
Bambino – Fumetteria: un binomio possibile?
Alessandro Trombini: Salvo alcuni casi particolari come la Francia dove è ben radicata una cultura del fumetto, in Italia e nel resto d’Europa è improbabile incontrare dei bambini in una fumetteria. Almeno fino ai dieci anni di età i bambini non hanno potere d’acquisto, così per comprare un fumetto devono chiederlo al genitore che difficilmente si rivolgerà ad una fumetteria, ma andrà in un’edicola, che rimane il più importante canale di vendita di fumetti destinati ai bambini. La ragione fondamentale di questo scenario è una: fino ad una certa età sono i genitori a decidere gli acquisti dei figli e la maggioranza degli adulti ignora l’esistenza delle fumetterie. È possibile ipotizzare che i ragazzi di oggi conoscendo e frequentando posti simili tra qualche anno porteranno i loro figli in fumetteria, ma fino a quel momento difficilmente vedremo molti bambini.
Andrea Denofonte: Purtroppo il rapporto è praticamente nullo. Salvo rari casi che comunque esistono, i fumetti vengono acquistati soltanto da ragazzi tra gli undici e i dodici anni, che iniziano a decidere in maniera autonoma, complice anche l’influenza degli amici e della televisione, cosa vogliono leggere. Fino a quell’età sono i genitori a decidere cosa devono leggere, ed è più facile che comprino un fumetto in edicola piuttosto che in una fumetteria. I bambini che frequentano le fumetterie sono un’eccezione dovuta nella maggior parte dei casi alla passione per i fumetti di un loro genitore e tuttavia non sono i fumetti ad attirare le loro attenzioni ma i modellini e le miniature da collezione.
In un mese quanti bambini entrano in una fumetteria?
Alessandro Trombini: Pochi, di solito sono ragazzi del quartiere che conoscono il negozio e di tanto in tanto riescono a convincere il genitore a farsi accompagnare. Naturalmente più si sale con l’età e più aumentano, nella carenza di piccoli clienti si può dire che la maggioranza è rappresentata dalla fascia di età compresa tra i nove e i quattordici anni. All’interno di questa fascia iniziano a frequentare la fumetteria anche in piccole comitive e non più soltanto accompagnati da adulti.
Andrea Denofonte: Fino agli otto anni è possibile contarli su una mano. Dagli otto anni fino ai quattordici, è circa il 15 % della nostra clientela. Iniziano a venire con più insistenza nel periodo che coincide con la fine della quinta elementare e la prima media, quando acquisiscono maggiore consapevolezza su ciò che desiderano, e hanno a disposizione una paghetta che li rende indipendenti nell’acquisto.
Cosa comprano e quanto influiscono la programmazione televisiva e il passaparola nei loro acquisti?
Alessandro Trombini: Comprano quasi esclusivamente manga, hanno in media tra gli otto e i dodici anni, difficilmente ce ne sono di più piccoli, stiamo parlando di fumetti in bianco e nero e la componente colore è molto importante per attirare le attenzioni di chi è più piccolino. Si tratta sempre di acquisti indotti dalla televisione. La tv è una componente fondamentale per l’acquisto di fumetti da parte dei più piccoli; appena viene trasmesso un nuovo cartone animato, il giorno seguente vengono a chiederne il fumetto o i gadgets. Ci sono alcuni che comprano gli albi Marvel sui super eroi, ma anche questo è un acquisto influenzato dalla televisione e ultimamente dal cinema. Nell’ultimo anno la Marvel ha dato vita ad una nuova linea editoriale chiamata Ultimate in cui vengono narrate le storie dei super eroi in chiave moderna, con trame più semplici e un disegno ammorbidito. Super eroi in versione manga, creati per conquistare quell’enorme fetta del mercato che legge soltanto fumetti giapponesi. Ci sono infine delle eccezioni, ma si parla già di adolescenti, che si distinguono per acquisti -“da adulti”- di graphic novel. Il passaparola influisce pochissimo sull’acquisto e se c’è deriva comunque dalla televisione.
Andrea Denofonte:
Comprano soltanto manga. A differenza dei loro papà, che sono cresciuti con i super eroi, loro sono cresciuti con la televisione e se la televisione trasmette un cartone loro ne cercheranno automanticamente anche il fumetto. La programmazione televisiva influisce il 100% nell’acquisto dei bambini mentre non credo molto al passaparola. È la televisione a regnare, la riprova sta nel fatto che ciò che la televisione non trasmette vende di meno o interessa un pubblico diverso.
Riservate delle attività particolari per i vostri clienti più piccoli? Avete prodotti a loro appositamente dedicati?
Alessandro Trombini: Essendo così bassa la loro affluenza non c’è nessun motivo di organizzare degli eventi appositi, entrano come dei normali clienti e la maggior parte delle volte sanno già cosa vogliono, probabilmente è qualcosa che hanno visto in televisione. A volte arrivano dei genitori -soprattutto nel periodo natalizio- che ci chiedono dei giocattoli, alcune cose le abbiamo: modellini ed action figure principalmente, ma sono cose soltanto adattabili ai bambini. Si tratta di un mercato di nicchia che comprende anche oggetti costosi, non propriamente giocattoli, che per un bambino non sono indicati. La fumetteria non è un luogo adatto per comprare giocattoli, non svolgiamo un lavoro specifico per i bambini.
Andrea Denofonte: La produzione dei libri a fumetti per bambini è sterminata, e non possiamo competere con la grande distribuzione, quindi non organizziamo iniziative di questo genere. La fumetteria non è il primo luogo dei bambini, in passato abbiamo provato a prendere dei libri per bambini ma per venderne tre ci sono voluti sei mesi e non abbiamo più ripetuto l’esperimento. Il genitore che cerca qualcosa di particolare per suo figlio si reca nelle immense sezioni per bambini della grande distribuzione.
Quanto influisce nei guadagni di una fumetteria l’acquisto di un bambino?
Alessandro Trombini: L’influenza è davvero bassa, il nostro target di utenza è decisamente più alto. Esagerando si potrebbe dire un 5%.
Andrea Denofonte: Pochissimo, il 2 % scarso.
La differenza tra un cliente adulto e uno piccolo.
Alessandro Trombini: Oltre naturalmente alla disponibilità economica, la differenza sta nel genere che si acquista. Un adulto che è cresciuto con i super eroi continua a comprare super eroi. Un bambino compra i manga e da grande con molte probabilità continuerà a leggere quelli.
Andrea Denofonte: I soldi e le tematiche che si ricercano in un fumetto. Il bambino è interessato soltanto all’azione mentre l’adulto cerca una storia che sia anche “leggibile”.
...disse colui che non scrisse un post per quasi due anni.
Comincerò con il proporre un pò di interviste della mia tesi di laurea e non solo. Giusto per riprendere la mano con lo strumento blog...
f
Trudeau: dicono di lui
1)“Sei stato fortunato a nascere quando sei nato. Ai mei tempi saresti stato un fallito”
(Francis B. Trudeau a suo figlio Garry, 1971)
2) “Se acchiappo quel bastardello gli strappo i polmoni”
(Thomas S. Hunter, da cui T. ha ricavato il personaggio di Zio Duke)
3) “Gli ho sempre prestato orecchio, anche quando le critiche facevano male”
(Jimmy Carter,)
4) “Se è il presidente che lo fa, vuol dire che non è illegale”
(Richard Nixon)
5) “Sono elettrizzata e felice. Ho tenuto a lungo le dita incrociate per paura che finisse in galera” (Helen G. Trudeau, nonna di Garry, alla notizia del Pulitzer)
6) “Io non leggo Garry Trudeau”
(Nancy Reagan)
7) “E’ divertente quanto un tumore”
(Frank Sinatra)
8) Doonesbury sarà anche una striscia molto popolare, ma io non la leggo mai”
(Bob Hope)
9) “Lo sanno tutti che Trudeau ha un astio personale nei miei confronti”
(Dan Quayle, Vicepresidente degli Stati Uniti)
10) “Per riuscire a scalfire Quayle bisogna fare come Trudeau: colpirlo con la pagina dei fumetti. Chi lo sa, magari quella la legge.”
(Johnny Carson)
11) “Cè solo una cosa peggiore che essere presi in giro su Doonesbury: non esserlo”
(Henry Kissinger)
12) “A volte mi pare stupendo, altre non ne sono così sicuro. Mi sa che Trudeau la pensa su di me come io la penso su di lui.”
(Bill Clinton)

Cliccando su questo link è possibile collegarsi al sito del gruppo di ricerca Alma Creattiva (di cui faccio parte). Nella sezione CONTRIBUTI è disponibile una lunga intervista a Enzo Baldoni, pubblicitario, giornalista free lance e traduttore del fumetto politico Doonesbury, tragicamente scomparso lo scorso agosto durante il suo viaggio in Iraq. In questa intervista Baldoni ci ha raccontato il suo modo di vedere e concepire la pubblicità e il mondo che la circonda...
L'intervista è stata realizzata il 20 Maggio 2004 nello studio milanese dell'agenzia pubblicitaria "Le Balene colpiscono ancora".

Di seguito la traduzione di un'intervista radiofonica rilasciata da Joe sacco in occasione della presentazione di "Meanwhile in America".
Bob Garfield: Joe Sacco è un giornalista, un fumettista…e un giornalista fumettista. Rappresentando se stesso nei suoi libri, un occhialuto uomo della strada, riesce a illustrare le difficoltà incontrate nel raccontare ciò che accade nelle zone di guerra sparse per il mondo. Nel suo libro sulla guerra in Bosnia ambientato nella città di Gorazde, era sconcertato perché mentre lui poteva andare e venire come voleva i suoi amici erano in costante pericolo. Nei campi dei rifugiati palestinesi ascolta i suoi ospiti descrivere la loro esperienza nei centri di detenzione israeliani. Oggi ci presenta una novità: "Meanwhile in America", un fumetto attraverso cui racconta la campagna elettorale per il Washington Monthly. Benvenuto Joe.
Joe Sacco: Grazie.
Bob Garfield: Seguirai la campagna da vicino? Aspetterai la storia giusta?
Joe Sacco: No. L’idea non è quella di seguire la campagna passo dopo passo o di dare particolare risalto al pensiero del candidato. Non voglio fare una discussione sulla politica ma voglio riuscire a mostrarla nel contesto della vita reale, quando vai al cesso, quando se ne discute a tavola o mentre si lavano i piatti.
Bob Garfield: Che differenze trovi nel parlare delle elezioni americane rispetto a, per esempio, parlare di genocidio o dei campi palestinesi in cui le persone vivono in condizioni disperate?
Joe Sacco: i libri sui palestinesi e i bosniaci sono più giornalistici. Sono andato sul posto, ho fatto delle interviste, sono tornato indietro e ho scritto e disegnato il libro. Un libro sulla storia di queste persone. Il fumetto per il Wahington invece è un po’ più polemico. È un lavoro giornalistico nel senso che cerco di essere preciso con le persone a cui parlo. Ma credo che il mio pensiero sia maggiormente presente.
Bob Garfield: Non si può certo dire che manchi un punto di vista.
Joe Sacco : Credo che nei miei lavori sulla Palestina e la Bosnia sia presente il mio punto di vista, ma credo sia meglio lasciar parlare i fatti. Nel caso del Washington Monthly non ho paura di lasciar trasparire la mia opinione. Non mi piace l’amministrazione Bush e non ho nessun problema a dirlo.
Bob Garfield: Per quanto riguarda il punto di vista, disegnare ti mette in una posizione vantaggiosissima perché il modo in cui disegni ciò che osservi può colpire la percezione degli eventi di chi legge. No?
Joe Sacco: Si, si può scrivere qualcosa in maniera molto obiettiva e poi il disegno può essere un contrappunto. I giornalisti scrivono con troppa tranquillità di orribili eventi e quando si legge l’articolo si perde qualcosa. Disegnando credo di poter iniettare la passione per quel che accade. Sono in grado di disegnare in maniera obiettiva ma dovrei tirarmi fuori dal fumetto. Se disegnassi solo quel che vedo, come se fossi una macchina fotografica, credo che sarei considerato più obiettivo. Ma io mi inserisco nel fumetto per avvertire il lettore che sta vedendo qualcosa attraverso i miei occhi. Ciò che legge è il pensiero di qualcun altro. Ho i miei pregiudizi e credo che il lettore apprezzi di esserne messo al corrente.
Bob Garfield: Grazie a Joe sacco
Joe Sacco: è stato un piacere parlare con voi.
copyright 2003 WNYC Radio
La nuova frontiera della protesta politica tradotta in fumetto si chiama Boondocks.
Apparsa per la prima volta sul Los Angeles Times nell'aprile del 1999, questa striscia umoristica è improvvisamente diventata oggetto di culto in America. I Boondocks sono due personaggi di colore, cresciuti fra Public Enemy e guerra di bande, fra droga e povertà, sempre ai limiti della cultura urbana, allevati a violenza e senso di ribellione. Il fumetto in questione è in realtà una grossa parodia, quella della vita yankee, vissuta attraverso gli occhi di due bambini afro-americani. A dar vita a questi due eroi degli emarginati, è la mano intelligente di Aaron McGruder, disegnatore d'avanguardia del fumetto politico Usa. Il suo nome è cominciato a circolare fra i no global americani fino a diventarne un'icona, un'opera di riferimento.
Da oggi anche i lettori italiani potranno apprezzare il lavoro di McGruder (fino ad ora apparso solo sulle pagine del mensile Linus e tradotto da Michele Serra) attraverso la prima raccolta integrale mai pubblicata nel nostro paese.
La storia di questo fumetto è particolare, proprio come i suoi personaggi: il piccolo Huey e Riley Freeman devono
lasciare il pericoloso South Side di Chicago per seguire il nonno in pensione e si ritrovano catapultati nella più ricca
e tranquilla periferia residenziale.
Huey è l'eroe del fumetto (oltre che l'alter-ego dello stesso disegnatore McGruder) che nonostante i suoi dieci anni dimostra già un carisma e un look da ragazzo: capelli afro, fronte alta, perpetuamente accigliato.
Il tema portante dell'intero racconto sono, ovviamente, le sue invettive contro Bush, Dick Cheney, il rapper "venduto"
P. Diddy, Babbo Natale e il mito della fatina dei denti. E' un personaggio violento ma con una grande dignità e un acceso senso di giustizia: vive nell'indignazione, nella paranoia e nel disprezzo per tutto ciò che è incoerente e vile.
Suo fratello minore Riley è uno studente ribelle che sogna una carriera criminale, adora i gangsta rapper e il loro stile di vita. A fianco a loro ci sono un nugolo di personaggi ambigui e particolari, rappresentanti delle varie anime dell'America
contemporanea. C'è il nonno, dai modi all'antica, interessato solo a godersi la nuova vita da pensionato e a mettere una pietra sopra al suo passato di attivista. Poi ci sono Caesar, il miglior amico di Huey, ottimista e sempre allegro che sogna di diventare un grande rapper, Jazmine DuBois, coetanea di Huey e meticcia e Thomas DuBois, vicino di casa e padre di Jazmine, tipico modello del nero moderno e addomesticato che sogna una vita tranquilla per sè e un futuro sicuro per la figlia.
Fonti
www.excite.it
www.boondocks.net
Parzialmente Nuvoloso vuol essere un punto d'incontro per tutti gli appassionati di fumetto politico; siano questi attivamente impegnati nel settore o semplici lettori. Un virtuale luogo di discussione dove parlare liberamente di politica e fumetti.
Per pubblicare su questo blog disegni, fumetti o vignette contattatemi via email.
F.